Dino Giardino ha fatto due chiacchiere con Francesca Beschi, titolare del vivaio Antica Pieve. Si parla di passione, natura e del lavoro quotidiano a contatto con il verde.
1. Chi sei e qual è il tuo ruolo all’interno di Antica Pieve?
Sono Francesca Beschi, titolare dell’azienda insieme a mio fratello. Mi occupo principalmente della parte amministrativa e commerciale.
2. Quali sono le tue passioni e quanto influenzano il tuo modo di vivere il vivaismo?
Amo viaggiare, e ogni viaggio diventa una fonte preziosa di ispirazione. In ogni luogo cerco spunti, atmosfere e combinazioni che possano trasformarsi in idee da proporre ai clienti. Mi ritrovo spesso ad osservare i paesaggi a 360°, con uno sguardo curioso e attento ai dettagli naturali.
3. Come nasce Antica Pieve e qual è oggi la sua identità dopo più di 40 anni di attività?
Antica Pieve nasce dalla passione di mio zio per le piante, una passione che ha presto coinvolto mio padre. Entrambi si sono formati alla scuola di un grande maestro centenario, Trebbo Trebbi, che li ha guidati e fatti innamorare di questa affascinante branca del vivaismo. Oggi, dopo oltre quarant’anni, la nostra identità rimane saldamente radicata in quelle origini: competenza, dedizione e un rapporto autentico con il mondo delle piante.
4. La vostra specializzazione nelle piante erbacee perenni e acquatiche è molto interessante: com’è nata questa scelta?
La nostra direzione è stata fortemente influenzata da uno dei primi grandi esperti di erbacee perenni. Lo studio della loro coltivazione, da seme, da talea o da divisione, è stato un percorso ricco di prove e sperimentazioni. Con il tempo abbiamo acquisito una conoscenza profonda della loro moltiplicazione e produzione, orientandoci quasi esclusivamente verso questo settore di nicchia. Le erbacee perenni sono un universo vasto e ricco di sfumature, e proprio questa complessità ci ha conquistati.
5. Come si sviluppa uno studio compositivo delle fioriere e quali sono i principali step?
La prima cosa da considerare è l’esposizione della fioriera. Da lì si definiscono il tema, le altezze e la palette di colori desiderata. Una volta chiaro il progetto, si selezionano le piante che meglio rispecchiano l’idea iniziale.
6. Quali criticità emergono più spesso nella realizzazione delle fioriere e come è possibile evitarle?
La criticità principale riguarda la gestione dell’acqua: in uno spazio ridotto dove convivono più piante, e soprattutto in pieno sole, la richiesta idrica aumenta e l’evaporazione è molto più rapida. Per questo è essenziale garantire irrigazioni regolari e adeguate. Un’altra difficoltà frequente è legata al terriccio. Molto spesso si utilizzano substrati troppo leggeri, poveri di sostanza organica o eccessivamente drenanti, che non trattengono a sufficienza l’umidità e portano le piante a soffrire la sete. Al contrario, terricci troppo compatti possono trattenere troppa acqua, favorendo ristagni e marciumi radicali. L’ideale è un terriccio equilibrato, ricco e strutturato, che mantenga la giusta umidità senza risultare né troppo leggero né troppo pesante.
7. Quali sono le caratteristiche principali da valutare nella scelta delle piante?
L’altezza e la dimensione finale: due aspetti fondamentali che non andrebbero mai trascurati per ottenere composizioni armoniose e ben proporzionate.
8. In un’ottica di cambiamenti climatici, quali criteri utilizzi per individuare le piante più adatte a uno specifico contesto climatico e paesaggistico?
È indispensabile conoscere bene il clima della zona. Da lì si cerca di impostare la scelta utilizzando un 80% di piante versatili e collaudate, affiancate da un 20% di varietà meno prevedibili, da testare in base alla loro capacità di adattarsi a condizioni diverse da quelle abituali.
9. Quali sono gli errori più comuni che riscontri nella composizione delle fioriere e come è possibile evitarli?
L’errore più comune è quello di replicare ciò che si vede in giro o ciò che è di tendenza, senza un reale studio del contesto. Dietro una fioriera, un’aiuola o un piccolo giardino ben riuscito c’è invece un’attenzione minuziosa a ogni dettaglio: esposizione, esigenze idriche, dimensioni, crescita e armonie cromatiche. Copiare senza analizzare porta spesso a composizioni poco equilibrate o non adatte al luogo.
10. La sperimentazione è uno dei vostri punti di forza: che cosa significa, nella pratica, “sperimentare” nuove specie e varietà?
Sperimentare significa testare le piante nelle aiuole dedicate che abbiamo in vivaio, spesso collocandole in condizioni estreme: poca o nessuna acqua e almeno mezza giornata di sole diretto. Le erbacee perenni sono numerosissime, e ci piace introdurre nuove varietà, magari più adatte ai cambiamenti climatici. Prima di proporle ai nostri clienti, però, vogliamo capire quanto siano affidabili rispetto alle varietà storiche, che negli anni hanno sempre garantito ottimi risultati.
Intervista vivaista Francesca Beschi
Lista delle domande
1. Chi sei e qual è il tuo ruolo all’interno di Antica Pieve?
Sono Francesca Beschi, titolare dell’azienda insieme a mio fratello. Mi occupo principalmente della parte amministrativa e commerciale.
2. Quali sono le tue passioni e quanto influenzano il tuo modo di vivere il vivaismo?
Amo viaggiare, e ogni viaggio diventa una fonte preziosa di ispirazione. In ogni luogo cerco spunti, atmosfere e combinazioni che possano trasformarsi in idee da proporre ai clienti. Mi ritrovo spesso ad osservare i paesaggi a 360°, con uno sguardo curioso e attento ai dettagli naturali.
3. Come nasce Antica Pieve e qual è oggi la sua identità dopo più di 40 anni di attività?
Antica Pieve nasce dalla passione di mio zio per le piante, una passione che ha presto coinvolto mio padre. Entrambi si sono formati alla scuola di un grande maestro centenario, Trebbo Trebbi, che li ha guidati e fatti innamorare di questa affascinante branca del vivaismo. Oggi, dopo oltre quarant’anni, la nostra identità rimane saldamente radicata in quelle origini: competenza, dedizione e un rapporto autentico con il mondo delle piante.
4. La vostra specializzazione nelle piante erbacee perenni e acquatiche è molto interessante: com’è nata questa scelta?
La nostra direzione è stata fortemente influenzata da uno dei primi grandi esperti di erbacee perenni. Lo studio della loro coltivazione, da seme, da talea o da divisione, è stato un percorso ricco di prove e sperimentazioni. Con il tempo abbiamo acquisito una conoscenza profonda della loro moltiplicazione e produzione, orientandoci quasi esclusivamente verso questo settore di nicchia. Le erbacee perenni sono un universo vasto e ricco di sfumature, e proprio questa complessità ci ha conquistati.
5. Come si sviluppa uno studio compositivo delle fioriere e quali sono i principali step?
La prima cosa da considerare è l’esposizione della fioriera. Da lì si definiscono il tema, le altezze e la palette di colori desiderata. Una volta chiaro il progetto, si selezionano le piante che meglio rispecchiano l’idea iniziale.
6. Quali criticità emergono più spesso nella realizzazione delle fioriere e come è possibile evitarle?
La criticità principale riguarda la gestione dell’acqua: in uno spazio ridotto dove convivono più piante, e soprattutto in pieno sole, la richiesta idrica aumenta e l’evaporazione è molto più rapida. Per questo è essenziale garantire irrigazioni regolari e adeguate.
Un’altra difficoltà frequente è legata al terriccio. Molto spesso si utilizzano substrati troppo leggeri, poveri di sostanza organica o eccessivamente drenanti, che non trattengono a sufficienza l’umidità e portano le piante a soffrire la sete. Al contrario, terricci troppo compatti possono trattenere troppa acqua, favorendo ristagni e marciumi radicali. L’ideale è un terriccio equilibrato, ricco e strutturato, che mantenga la giusta umidità senza risultare né troppo leggero né troppo pesante.
7. Quali sono le caratteristiche principali da valutare nella scelta delle piante?
L’altezza e la dimensione finale: due aspetti fondamentali che non andrebbero mai trascurati per ottenere composizioni armoniose e ben proporzionate.
8. In un’ottica di cambiamenti climatici, quali criteri utilizzi per individuare le piante più adatte a uno specifico contesto climatico e paesaggistico?
È indispensabile conoscere bene il clima della zona. Da lì si cerca di impostare la scelta utilizzando un 80% di piante versatili e collaudate, affiancate da un 20% di varietà meno prevedibili, da testare in base alla loro capacità di adattarsi a condizioni diverse da quelle abituali.
9. Quali sono gli errori più comuni che riscontri nella composizione delle fioriere e come è possibile evitarli?
L’errore più comune è quello di replicare ciò che si vede in giro o ciò che è di tendenza, senza un reale studio del contesto. Dietro una fioriera, un’aiuola o un piccolo giardino ben riuscito c’è invece un’attenzione minuziosa a ogni dettaglio: esposizione, esigenze idriche, dimensioni, crescita e armonie cromatiche. Copiare senza analizzare porta spesso a composizioni poco equilibrate o non adatte al luogo.
10. La sperimentazione è uno dei vostri punti di forza: che cosa significa, nella pratica, “sperimentare” nuove specie e varietà?
Sperimentare significa testare le piante nelle aiuole dedicate che abbiamo in vivaio, spesso collocandole in condizioni estreme: poca o nessuna acqua e almeno mezza giornata di sole diretto. Le erbacee perenni sono numerosissime, e ci piace introdurre nuove varietà, magari più adatte ai cambiamenti climatici. Prima di proporle ai nostri clienti, però, vogliamo capire quanto siano affidabili rispetto alle varietà storiche, che negli anni hanno sempre garantito ottimi risultati.
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