Un’aiuola recuperata in un parcheggio scolastico può sembrare un piccolo gesto. Ma ascoltando Cecilia Comencini, ci si accorge subito che dietro c’è molto di più: educazione, partecipazione, natura, ascolto e cura. In questa intervista abbiamo parlato di rigenerazione urbana, scuola, cambiamenti climatici, teatro… e soprattutto di relazioni.
1. Cecilia, raccontaci un po’ di te: chi sei e di cosa ti occupi?
Di base sono un dottore forestale, ma mi definisco spesso un forestale “atipico”. Ho scelto un percorso che mi ha portato a occuparmi soprattutto di progettazione del verde, in modo creativo, lavorando sia nel privato che nel pubblico. Insegno Garden Design, collaboro con le scuole e, da 20 anni, sono anche guida ambientale escursionistica. Amo la natura, ma amo anche raccontarla, renderla accessibile e vicina alle persone.
2. Com’è nato il progetto di riqualificazione all’Istituto Cangrande di Verona?
Il progetto è parte di ClimAct, promosso dalla rete Verso, in collaborazione con Progettomondo che ha gestito il laboratorio di Service Learning, e sostenuto dalla Fondazione Cariverona. Con altri due soci faccio parte dell’impresa sociale A.R.E.A. Verdi Intenti, che si occupa di educazione ambientale. Il nostro contributo riguarda le attività con le scuole. In questo caso, i ragazzi dell’ITS Cangrande di Verona hanno partecipato ad un percorso di Service Learning gestito da Progettomondo, all’interno del quale noi abbiamo realizzato un camp esperienziale lavorando sulla riqualificazione di un’aiuola all’interno del parcheggio scolastico. Un piccolo spazio che volevano restituire alla natura, togliendolo alle auto.
3. Che tipo di intervento avete realizzato insieme ai ragazzi?
Siamo partiti da un’aiuola tonda, malmessa e spesso invasa dalle auto. Abbiamo deciso di darle nuova dignità, alzando il cordolo e delimitandola con un profilo in corten, un materiale che visivamente segna il confine ma con eleganza. Poi abbiamo lavorato il terreno, lo abbiamo arricchito e piantumato con specie adatte. È stato un vero lavoro di squadra, concreto e visibile. Un gesto simbolico, ma importante.
4. Come hanno reagito gli studenti a questo tipo di attività?
Con entusiasmo, molto più di quanto immaginassero loro stessi. Si sono sporcati le mani, hanno zappato anche con il freddo, si sono alternati nei compiti. C’era chi non voleva più lasciare la zappetta! Hanno sentito che stavano facendo qualcosa di reale, e questo li ha motivati tantissimo. Ognuno ha trovato il proprio spazio, anche chi preferiva lavorare su grafiche, poster o comunicazione.
5. Perché pensi che progetti come questo siano importanti a scuola?
Perché danno concretezza a un tema come il cambiamento climatico, che spesso spaventa. I ragazzi oggi soffrono molto di ecoansia, sentono il peso di un futuro incerto. Offrire loro occasioni per agire, anche nel piccolo, li aiuta a sentirsi parte della soluzione, non solo del problema. È un gesto educativo, ecologico e anche psicologico.
6. Hai parlato di una perdita di manualità nei giovani: cosa hai notato in questi anni?
Tantissimo. Ci sono ragazzi delle medie che non sanno costruire un muretto con i Lego. Ma non perché non siano intelligenti: è che non lo hanno mai fatto. Sono cresciuti senza strumenti manuali. E questo, secondo me, indebolisce anche il pensiero logico. Per questo cerco sempre di rimettere al centro il fare: anche quando insegno Garden Design, li obbligo a iniziare a mano, con carta e matita. La creatività passa anche dal corpo.
7. Come vivi il rapporto con gli studenti più grandi, delle superiori?
Con loro riesci a costruire un dialogo diverso. Hanno bisogno di spazio per esprimersi, ma spesso non lo trovano. Io cerco sempre di ascoltarli, non solo di parlare. Quando capiscono che li stai prendendo sul serio, si aprono, propongono idee, si mettono in gioco. Ed è bellissimo vedere quanto hanno da dire, se solo qualcuno li ascolta davvero.
8. Hai un modo molto personale e creativo di insegnare: il teatro fa parte di questo approccio?
Assolutamente sì. Faccio teatro amatoriale e mi è capitato di unire teatro e divulgazione, anche in contesti scolastici o turistici. Una volta, durante una visita guidata, interpretavo una cittadina romana del I secolo d.C.. A un certo punto, fingendo di non sapere dove mi trovassi, ho chiesto ai bambini indicazioni.
Uno di loro, serissimo, mi ha risposto: “Apri Google Maps!”. È stato divertente, ma anche significativo: per lui era impensabile che qualcuno non conoscesse la tecnologia, al punto da non cogliere che stavo interpretando un personaggio di duemila anni fa. Ho riso, ma mi ha anche fatto riflettere su quanto siano ormai scollegati dalla realtà fisica. Ma il bello è che puoi usare anche questi momenti per stimolare la loro curiosità.
9. Cosa ti motiva a portare avanti queste attività con così tanta energia?
Mi arricchisco ogni volta. Anche nei momenti difficili, torno a casa con qualcosa in più. Lavorare con i bambini, con i ragazzi, è faticoso ma ti nutre. Non sono lì solo per insegnare: vado via con il loro bagaglio, le loro emozioni, i loro pensieri. È uno scambio vero. E sento che un seme, anche piccolo, viene sempre lasciato.
10. Guardando al futuro, hai progetti in mente? Idee da sviluppare?
Sempre! A volte mi scoraggio, poi ritrovo energia e visione. Il bello è che lavorando con fasce d’età diverse – dalla materna alle superiori – puoi sempre inventare qualcosa di nuovo. Ogni età ha il suo linguaggio, ma tutti possiamo imparare e contribuire. Basta avere uno spazio in cui farlo.
11. Il progetto è nato nell’ambito di ClimAct e rete Verso
ClimAct è un progetto educativo e partecipativo che mira a sensibilizzare le comunità – in particolare le scuole – sui temi del cambiamento climatico, della sostenibilità e della transizione ecologica. Attraverso incontri, laboratori e azioni concrete sul territorio, coinvolge studenti, insegnanti, cittadini e professionisti per stimolare il pensiero sistemico, la responsabilità collettiva e la capacità di agire. Il progetto è promosso dalla rete Verso, ed è stato selezionato e finanziato da Fondazione Cariverona per la sua capacità di unire formazione, creatività e attivazione locale.
Verso è una rete di organizzazioni sociali, culturali, ambientali ed educative attive sul territorio di Verona. Nasce con l’intento di costruire sinergie tra realtà diverse per affrontare insieme le grandi sfide contemporanee, come la crisi climatica, la giustizia ambientale, la cura del territorio e la partecipazione civica. Verso promuove progetti condivisi, valorizza competenze locali e crea occasioni di confronto e co-progettazione tra scuole, enti, associazioni e cittadini.
Grazie Cecilia, per il tempo che ci hai dedicato e per tutto quello che fai, ogni giorno, con e per i bambini, i ragazzi e le scuole. Si sente che ci metti il cuore.
Un’aiuola al posto delle auto: intervista a Cecilia Comencini
Un’aiuola recuperata in un parcheggio scolastico può sembrare un piccolo gesto. Ma ascoltando Cecilia Comencini, ci si accorge subito che dietro c’è molto di più: educazione, partecipazione, natura, ascolto e cura. In questa intervista abbiamo parlato di rigenerazione urbana, scuola, cambiamenti climatici, teatro… e soprattutto di relazioni.
Ecco cosa ci ha raccontato:
1. Cecilia, raccontaci un po’ di te: chi sei e di cosa ti occupi?
Di base sono un dottore forestale, ma mi definisco spesso un forestale “atipico”. Ho scelto un percorso che mi ha portato a occuparmi soprattutto di progettazione del verde, in modo creativo, lavorando sia nel privato che nel pubblico. Insegno Garden Design, collaboro con le scuole e, da 20 anni, sono anche guida ambientale escursionistica. Amo la natura, ma amo anche raccontarla, renderla accessibile e vicina alle persone.
2. Com’è nato il progetto di riqualificazione all’Istituto Cangrande di Verona?
Il progetto è parte di ClimAct, promosso dalla rete Verso, in collaborazione con Progettomondo che ha gestito il laboratorio di Service Learning, e sostenuto dalla Fondazione Cariverona. Con altri due soci faccio parte dell’impresa sociale A.R.E.A. Verdi Intenti, che si occupa di educazione ambientale. Il nostro contributo riguarda le attività con le scuole. In questo caso, i ragazzi dell’ITS Cangrande di Verona hanno partecipato ad un percorso di Service Learning gestito da Progettomondo, all’interno del quale noi abbiamo realizzato un camp esperienziale lavorando sulla riqualificazione di un’aiuola all’interno del parcheggio scolastico. Un piccolo spazio che volevano restituire alla natura, togliendolo alle auto.
3. Che tipo di intervento avete realizzato insieme ai ragazzi?
Siamo partiti da un’aiuola tonda, malmessa e spesso invasa dalle auto. Abbiamo deciso di darle nuova dignità, alzando il cordolo e delimitandola con un profilo in corten, un materiale che visivamente segna il confine ma con eleganza. Poi abbiamo lavorato il terreno, lo abbiamo arricchito e piantumato con specie adatte. È stato un vero lavoro di squadra, concreto e visibile. Un gesto simbolico, ma importante.
4. Come hanno reagito gli studenti a questo tipo di attività?
Con entusiasmo, molto più di quanto immaginassero loro stessi. Si sono sporcati le mani, hanno zappato anche con il freddo, si sono alternati nei compiti. C’era chi non voleva più lasciare la zappetta! Hanno sentito che stavano facendo qualcosa di reale, e questo li ha motivati tantissimo. Ognuno ha trovato il proprio spazio, anche chi preferiva lavorare su grafiche, poster o comunicazione.
5. Perché pensi che progetti come questo siano importanti a scuola?
Perché danno concretezza a un tema come il cambiamento climatico, che spesso spaventa. I ragazzi oggi soffrono molto di ecoansia, sentono il peso di un futuro incerto. Offrire loro occasioni per agire, anche nel piccolo, li aiuta a sentirsi parte della soluzione, non solo del problema. È un gesto educativo, ecologico e anche psicologico.
6. Hai parlato di una perdita di manualità nei giovani: cosa hai notato in questi anni?
Tantissimo. Ci sono ragazzi delle medie che non sanno costruire un muretto con i Lego. Ma non perché non siano intelligenti: è che non lo hanno mai fatto. Sono cresciuti senza strumenti manuali. E questo, secondo me, indebolisce anche il pensiero logico. Per questo cerco sempre di rimettere al centro il fare: anche quando insegno Garden Design, li obbligo a iniziare a mano, con carta e matita. La creatività passa anche dal corpo.
7. Come vivi il rapporto con gli studenti più grandi, delle superiori?
Con loro riesci a costruire un dialogo diverso. Hanno bisogno di spazio per esprimersi, ma spesso non lo trovano. Io cerco sempre di ascoltarli, non solo di parlare. Quando capiscono che li stai prendendo sul serio, si aprono, propongono idee, si mettono in gioco. Ed è bellissimo vedere quanto hanno da dire, se solo qualcuno li ascolta davvero.
8. Hai un modo molto personale e creativo di insegnare: il teatro fa parte di questo approccio?
Assolutamente sì. Faccio teatro amatoriale e mi è capitato di unire teatro e divulgazione, anche in contesti scolastici o turistici. Una volta, durante una visita guidata, interpretavo una cittadina romana del I secolo d.C.. A un certo punto, fingendo di non sapere dove mi trovassi, ho chiesto ai bambini indicazioni.
Uno di loro, serissimo, mi ha risposto: “Apri Google Maps!”. È stato divertente, ma anche significativo: per lui era impensabile che qualcuno non conoscesse la tecnologia, al punto da non cogliere che stavo interpretando un personaggio di duemila anni fa. Ho riso, ma mi ha anche fatto riflettere su quanto siano ormai scollegati dalla realtà fisica. Ma il bello è che puoi usare anche questi momenti per stimolare la loro curiosità.
9. Cosa ti motiva a portare avanti queste attività con così tanta energia?
Mi arricchisco ogni volta. Anche nei momenti difficili, torno a casa con qualcosa in più. Lavorare con i bambini, con i ragazzi, è faticoso ma ti nutre. Non sono lì solo per insegnare: vado via con il loro bagaglio, le loro emozioni, i loro pensieri. È uno scambio vero. E sento che un seme, anche piccolo, viene sempre lasciato.
10. Guardando al futuro, hai progetti in mente? Idee da sviluppare?
Sempre! A volte mi scoraggio, poi ritrovo energia e visione. Il bello è che lavorando con fasce d’età diverse – dalla materna alle superiori – puoi sempre inventare qualcosa di nuovo. Ogni età ha il suo linguaggio, ma tutti possiamo imparare e contribuire. Basta avere uno spazio in cui farlo.
11. Il progetto è nato nell’ambito di ClimAct e rete Verso
ClimAct è un progetto educativo e partecipativo che mira a sensibilizzare le comunità – in particolare le scuole – sui temi del cambiamento climatico, della sostenibilità e della transizione ecologica. Attraverso incontri, laboratori e azioni concrete sul territorio, coinvolge studenti, insegnanti, cittadini e professionisti per stimolare il pensiero sistemico, la responsabilità collettiva e la capacità di agire. Il progetto è promosso dalla rete Verso, ed è stato selezionato e finanziato da Fondazione Cariverona per la sua capacità di unire formazione, creatività e attivazione locale.
Vai al sito web di ClimAct
Verso è una rete di organizzazioni sociali, culturali, ambientali ed educative attive sul territorio di Verona. Nasce con l’intento di costruire sinergie tra realtà diverse per affrontare insieme le grandi sfide contemporanee, come la crisi climatica, la giustizia ambientale, la cura del territorio e la partecipazione civica. Verso promuove progetti condivisi, valorizza competenze locali e crea occasioni di confronto e co-progettazione tra scuole, enti, associazioni e cittadini.
Vai al sito web di rete Verso
Grazie Cecilia, per il tempo che ci hai dedicato e per tutto quello che fai, ogni giorno, con e per i bambini, i ragazzi e le scuole. Si sente che ci metti il cuore.
Le foto sono di Cecilia Comencini.
Post Correlati
Intervista vivaista Francesca Beschi
Dino Giardino ha fatto due chiacchiere con Francesca Beschi, titolare …
Intervista alla Psicologa Ambientale Rita White
La natura non è un lusso: intervista alla Psicologa Ambientale …
Intervista alla paesaggista Alessandra Puccini
Un giardino affacciato sul mare: intervista alla paesaggista Alessandra Puccini …